Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/17

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Al mio unico lettore che ancòra ha da nascere 5


ranta'anni ma, poichè allora egli ne aveva dieci o giù di li e io già ne avevo venti, egli m’ha sempre trattato e ancóra mi tratta con una deferenza che mi lusinga e con un affetto che gli ricambio. Per fortuna è solido di salute e non ha mai avuto bisogno delle mie cure professionali. Dico per fortuna perchè non so se ammalandosi chiamerebbe me, e se chiamando me riuscirei, che Dio lo benedica, a guarirlo súbito e ad accontentarlo. Insomma da una sua malattia potrebbe venire qualche danno alla nostra amicizia; e anche per questo sono contento che egli stia bene. Ora con lui, poche sere prima, s’era al caffè parlato di politica, come di questi tempi accade di frequente. Ed anch’egli si lamentava che il Governo non governasse. Se ne lamentava, ma non troppo, perchè egli è, come me, più spettatore che attore, e in fondo questo stato di legale anarchia gli prometteva più sorprese e novità di quelle che nelle nazioni ben ordinate concedono ai sudditi i governi di polso. Io gli risposi che il Governo imitava in questo la medicina e si mostrava al corrente dei progressi della scienza, Naturae non imperas sine parendo, non comandi alla natura che obbedendola: dicevano gli antichi. E Claude Bernard si compiaceva nel citare Ippocrate: “Non sono io che guarisco il malato: è la natura”. Aggiungeva: “Nelle scienze la fede è un errore, lo scetticismo è un progresso”. Un altro gran medico disse anni fa ai suoi assistenti e studenti che nella sua clinica s’affannavano a cercare qualche cosa per guarire un malato: “Si vede