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ZAANDAM. 363

altre poesie e soprattutto iscrizioni russe che esprimono l’entusiasmo e la gioia di gente arrivata alla mèta d’un sacro pellegrinaggio. Una di queste iscrizioni ricorda che da quella catapecchia il falegname Pietro Michaeloff dirigeva le mosse dell’esercito moscovita, che combatteva contro i Turchi in Ucrania.

Uscendo di là, pensavo che se il giorno più glorioso della vita di Pietro il Grande fu quello in cui s’addormentò sotto quella capanna dopo aver lavorato per la prima volta colle proprie braccia, così il più felice doveva essere stato quell’altro in cui, dopo diciotto anni egli ci ritornava, nel colmo della sua potenza e della sua gloria, per mostrare a Caterina il luogo dove facendo l’operaio aveva imparato a far l’imperatore. Gli abitanti di Zaandam ricordano quel giorno con orgoglio, e ne parlano come d’un avvenimento di cui sian stati testimoni. La czarina era rimasta a Vesel per partorire; lo czar arrivò a Zaandam solo. Ognuno può immaginare con che gioia e che alterezza l’abbiano ricevuto quei negozianti, quei marinai, quei falegnami, che l’avevano avuto compagno diciotto anni prima. Per il mondo egli era il vincitore di Pultava, il fondatore di Pietroburgo, l’incivilitore della Russia; ma per loro era Peterbas, mastro Pietro, come lo chiamavano famigliarmente quando lavoravano insieme; era un figliuolo di Zaandam divenuto imperatore; era un vecchio amico che tornava in mezzo agli amici. Dieci giorni dopo il parto arrivò la czarina e visitò anch’essa la capanna. Imperatore e Im-