Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/104

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CANTO III 41


Ma piú giovine egli è, l’età sua concorda alla mia:
per questo, prima a te vo’ porgere il calice d’oro».
   Detto cosí, gli porse la coppa di vino soave.
E si compiacque Atena del giovane giusto e prudente,
che a lei prima offerisse il calice d’oro; e rivolse
queste di prece lunghe parole a Posídone sire:
«Odi, o Posídone re, che la terra circondi: rifiuto
tu non ci opporre, e adempi la prece che noi ti volgiamo.
Nestore prima, e i figli di Nestore, colma di gloria:
a tutte quante poi le genti di Pilo, concedi
un grazioso compenso di questa fulgente ecatombe:
quindi, a Telemaco e a me, concedi che in patria si torni,
dopo compiuto quello per cui d’oltre mare venimmo».
   Cosí pregava; e poi la prece adempieva ella stessa.
Quindi a Telemaco porse il calice bello a due bocche;
e simil prece levò d’Ulisse il diletto figliuolo.
Poscia, arrostite e sfilate le carni piú scelte, le parti
distribuirono a tutti, goderono al lauto banchetto.
E poi ch’ebber sedata la voglia del bere e del cibo,
Nestore favellò, gerenio guerriero, e si disse:
«Ora è miglior partito rivolger dimanda ai foresti,
e dimandar chi sono: ché paghi già sono di cibo.
O stranieri, chi siete? Di dove per l’umide strade
navigate? Per quale bisogno? Od a caso pe ’l mare
ite vagando, come predoni che vanno errabondi,
esponendo la vita recando malanni agli estranî?»
    A lui queste parole rispose Telemaco scaltro,
fattosi cuore: ché Atena medesima in petto gl’infuse
quell’ardimento, perché notizie chiedesse del padre:
«Nestore, figlio di Nèleo, gran vanto di tutti gli Argivi,