Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/116

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CANTO III 53


ché piú d’ogni altro iddio, propizia vo’ rendermi Atena,
che a me palese apparve nel ricco banchetto del Nume.
Su via, dunque, alla piana si vada a cercar la giovenca,
ché quanto prima giunga, ché qui la conduca il bovaro.
Dell’animoso Telemaco un altro si rechi alla nave,
e tutti i suoi compagni qui guidi, ne lasci due soli.
E un terzo, infine, qui Laèrce, l’orefice, chiami,
che venga qui, che della giovenca ci dori le corna.
Voi rimanete poi qui tutti, e ordinate ai famigli,
dentro all’inclita casa, che apprestin la mensa ed i seggi,
e legna accanto all’ara, che portino il fulgido vino».
   Cosí diceva. E tutti si davan da fare. E poi giunse
dal fiume la giovenca: dal rapido legno i compagni
dell’animoso Telemaco giunsero: giunse anche il fabbro,
che gli utensili recò di bronzo, gli arnesi dell’arte,
l’incudine, il martello, le ben congegnate tenaglie,
onde soleva l’oro foggiare: partecipe Atena
dei sacrifici giunse. Die’ l’oro il vegliardo guerriero
Nestore; e il fabbro, poi che in làmine l’ebbe ridotto,
le corna alla giovenca ne cinse, ché Atena gioisse.
Trassero per le corna la giovenca Echèfrone e Stratio,
e in un lebète adorno di calici, l’acqua lustrale
in una mano Arète recò dalle stanze: ne l’altra,
entro un canestro, l’orzo recava. La scure affilata
Trasimède stringeva, già pronto a colpir la giovenca.
Persèo reggeva il vaso pel sangue. Ecco, e Nestore antico
terse le mani, l’orzo cosparse, ed Atena invocando,
sopra la fiamma gittò i peli recisi dal capo.
Quando poi furon dette le preci, e fu l’orzo cosparso,
Trasimède animoso, figliuolo di Nestore, pronto