Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/117

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54 ODISSEA


fattosi presso, colpí. La scure, le corde del collo
tagliò, della giovenca distrusse la forza. Alte grida
levarono le figlie, le nuore, e la nobile sposa
di Nestore, Euridice, di Clímene l’inclita figlia.
Poi la giovenca alzata da terra, la tennero ferma,
e le recise la gola Pisistrato duce di genti.
Poi, scorso il negro sangue, dall’ossa lo spirito uscito,
presto la fecero in pezzi. Tagliarono prima le cosce,
tutto secondo il rito, le avvolsero in duplice strato
d’adipe, e sopra poi vi gittarono pezzi di carne.
Il vecchio le arrostí sui legni arsi, il fulgido vino
versò: coi lunghi spiedi gli stavano i giovani attorno.
Or, poi che furon bruciate le cosce, e mangiate l’entragne,
tutto il resto tagliarono a pezzi, e infilâr negli spiedi;
e ne gli spiedi acuti esposero al fuoco le carni.
Frattanto Policasta, la piú giovinetta figliuola
di Nèstore Nelíde, lavava Telemaco; e quando
l’ebbe lavato, ed unto con olio lucente, un mantello
bello, e una tunica indosso gli pose; ed il giovin dal bagno
uscí, che ne l’aspetto sembrava un Celeste. E vicino
a Nèstore, pastore di genti, si fece, e sedette.
Tolte poi, dagli spiedi sfilate le tenere carni,
a mensa tutti quanti sederono. E sperti coppieri
sursero allora, e vino mesceron nei calici d’oro.
Poscia, bandita che fu la brama del cibo e del vino,
Nèstore, il cavaliere gerenio, cosí prese a dire:
«Figli, su via, per Telemaco i vaghi cavalli criniti
qui conducete, e aggiogateli al carro, ch’ei compia il viaggio».
     Disse. Ubbidirono quelli, né furono sordi all’invito:
rapidamente aggiogarono al cocchio i corsieri veloci,