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60 ODISSEA


e in casa entrò, per dare l’annuncio al pastore di genti.
A lui fattosi presso, veloci parole gli volse:
«O Menelao, che un Nume nutrí, son qui due forestieri,
due giovani, che sembran progenie di Giove possente.
Dimmi se ad essi dobbiamo staccare i veloci cavalli,
oppur mandarli altrove, che cerchin chi voglia gradirli».
     E Menelao chioma bionda, crucciato, cosí gli rispose:
«Stolto non eri una volta, figliuol di Boèto, Eteóne;
e invece sembri adesso, sí stolto favelli, un fanciullo.
Anche tu ed io, mi pare, potemmo giungere in patria,
molto pane ospitale mangiando di genti straniere,
sempre sperando che Giove dai guai ci volesse alfin salvi.
Su, distacca i cavalli, conduci i due giovani a mensa».
     Disse. Quei traversò la stanza, e dei seduli servi
altri chiamò, che seco movessero. E quelli i corsieri
sciolser di sotto il giogo, che tutti grondavan sudore,
e li legarono dentro la stalla, dinanzi a le greppie,
spelta versando in quelle, commista con orzo brillante.
Alle pareti tutte fulgenti appoggiarono i carri,
poi ne la casa divina guidarono i giovani. E questi
furono tutti stupiti, mirando la casa del sire.
Poi che un fulgore, come di sole o di luna, raggiava
nella magione eccelsa del nobile re Menelao.
Quando ebbero poi sazie, mirando cosí, le pupille,
entro le ben levigate tinozze tuffaron le membra.
Poi li lavaron le ancelle, li unsero d’olio, e mantelli
misero a loro indosso, villosi, con tuniche fini;
e allora presso al re Menelao si sederon sui troni.
Ed acqua una fantesca recata in un’aurea brocca,
bella, e sottessa un bacino d’argento, versava il lavacro