Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/137

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
74 ODISSEA

Ambrosia avea recata con sé, di dolcissimo aroma:
sotto le nari a ciascuno la stese, ed il lezzo disperse.
Tutto il matt’ino restammo cosí pazienti all’attesa.
Ed ecco," fuor dall’acqua sbucarono in frotta le foche,
e si corcarono in fila, vicino ai frangenti del mare.
A ‘mezzogiorno, il vecchio, dal mare emergendo, satolle
bene trovò le foche, ne fe’ la rassegna ed il conto,
e mise primi noi nel novero; e il cuor non gli disse
ch’ivi era trama d’inganno. E anch’egli si pose a giacere.,
Urlando, allora noi ci lanciammo, gittammo le braccia
ad avvinghiarlo; né il vecchio del mare scordò le sue frodi:
anzi, divenne prima leone di fitta criniera,
poscia dragone, poscia pantera ed immane cinghiale,
poi mobile acqua, poi parve albero eccelso fronzuto.
Ma noi tenacemente su lui serravamo la stretta.
E quando, infine, il vecchio, maestro d’astuzie, fu stanco,
si volse a me con queste parole, con queste domande:
«Figlio d’Atreo, qual Nume con te macchinò queste insidie,
che mi prendeste, contro mia voglia, all’agguato? Che brami?»
     Cosí mi disse; ed io con queste parole risposi:
«Vecchio, lo sai: ché tenti sviarmi con queste domande?
Sai che da lungo tempo nell’isola indugio, né via
posso trovare di scampo: sicché si distrugge il mio cuore.
Ora tu dimmi, almeno, ché nulla è nascosto ai Celesti,
quale dei Numi cosí m’inceppa e mi lega il cammino,
e quale il mio ritorno sarà sopra il mare pescoso».
     Cosí gli dissi; ed egli con queste parole rispose:
«In ogni modo a Giove dovevi, ed a tutti i Celesti
far sacrifizi, e poscia salpare, se presto volevi
sopra il vinoso mare tornare alla terra materna.