Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/139

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
76 ODISSEA

contro il voler dei Numi. Posidone il vanto superbo
udí, súbito strinse nel pugno gagliardo il tridente,
e con un colpb in due pezzi fendè la rupe girea:
l’uno rimase dov’era, precipitò l’altro nel mare,
quello su cui seduto Aiace cosí millantava;
e d’acqua salsa cosí beverato, trovava la morte.
Il tuo fratello potè’ sfuggire, schivare la morte,
sinché fu su le navi ricurve: ché salvo lo volle
Era, la veneranda. Ma quando era già per toccare
l’irto capo Malèa, di venti una furia improvvisa
via lo rapi, che piangeva, ululava, sul mare pescoso,
dei campi all’orlo estremo, dov’ebbe una volta dimora
Tieste, ed ora Egisto viveva, figliuol di Tieste.
Poi, quando il giorno anche li brillò del ritorno sicuro,
e i Numi ebbero i venti rivolti, e tornarono in patria,
colmo di gioia, il piede poggiò su la terra materna;
ed abbracciava, baciava la terra, esultava alla vista,
e gli sgorgavano fitte dagli occhi le lacrime ardenti.
Ma dalla sua vedetta lo scorse una guardia d’Egisto,
ch’ivi lo aveva posto, promessi gli avea due talenti
d’oro; e per tutto l’anno la guardia ei faceva, ché il sire
non gli sfuggisse, e tentare potesse la prova dell’armi.
Corse alla reggia, a dare l’annunzio al pastore di genti.
E senza indugio Egisto ricorse ad un’arte di frode.
Fra i suoi guerrieri, venti trascelti, i migliori, in agguato
si pose; e fece altrove le mense apprestare. Usci quindi
per invitare il pastore di genti Agamennone; e cocchi
seco moveano, e corsieri; ma orrori covava nel cuore.
Ignaro della morte cosí lo condusse; ed a mensa
lo uccise, come un bove si accoppa dinanzi alla greppia;