Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/79

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16 ODISSEA


senza timor di pena distruggere i beni d’un solo,
ridete pure. Ma io chiamerò dell’Olimpo i Signori,
se mai Giove conceda che ciò che vi spetta vi tocchi:
invendicati allora dovrete qui dentro morire».
     Cosí parlava; e tutti si morser le labbra coi denti,
meravigliati, come Telemaco ardito parlasse.
Ed Antínoo, figlio d’Eupíto, cosí gli rispose:
«Certo, gli stessi Numi, Telemaco, t’hanno insegnato
parlar cosí superbo, discorrer con tanta iattanza.
Mai non conceda il Croníde che in Itaca cinta dal mare
re tu divenga, per quanto tu n’abbia paterno diritto».
     E a lui queste parole Telemaco scaltro rispose:
«Antínoo, vorrai tu per ciò ch’io ti dico adirarti?
Esser davvero sovrano vorrei, col volere di Giove.
Credi che questo sia per un uomo il peggiore dei mali? ’
Non è punto un malanno, regnare! Di colpo una reggia
ricca possiede il re, di pregio piú grande si adorna.
Ma tuttavia, ci sono, in Itaca cinta dal mare,
molti altri principi, e giovani e vecchi: qualcuno di questi
potrebbe avere il regno, poiché spento è Ulisse divino.
Ed io dei beni nostri potrò rimanere signore,
e dei famigli che Ulisse predò, per recarmeli in dono».
     Ed il figliuolo di Pòlibo, Eurimaco, questo rispose:
«Su le ginocchia dei Numi, Telemaco, giace il futuro,
chi degli Achei regnerà sovra Itaca cinta dal mare.
Ma i beni tuoi tu godrai, sovrano sarai di tue case.
Né sovraggiunga alcuno, che contro tua voglia, che a forza
tenti, sinché viva in Itaca un uomo, predarti i tuoi beni.
Ma intorno allo straniero rivolgerti voglio dimande.