Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/87

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24 ODISSEA

Cosí tuttto cruccioso parlò, gittò al suolo lo scettro,
e si disciolse in pianto: pervase pietà tutti i cuori.
E tutti quanti gli altri rimasero muti; né alcuno
aspre parole osò contrapporre a Telemaco: solo
Antínoo n’ebbe ardire, gli volse cosí la parola:
«Impetuoso Telemaco magniloquente, che oltraggi
hai contro noi scagliati! Vorresti pur biasimo apporci!
I pretendenti Achei, verso te sono immuni da colpa.
È di tua madre la colpa, che grande maestra è d’astuzie.
Questo è il terz’anno, né manca gran tempo, ed il quarto si compie,
che degli Achei pretendenti i cuori delude tua madre.
Lascia che sperino lutti, promesse a ciascuno comparte,
manda messaggi, ed altre speranze vagheggia il suo cuore.
E la sua mente poi rivolse ad un nuovo tranello.
Una gran tela ordí nella reggia, ed a tesserla imprese,
sottile e lunga lunga: poi queste parole ci disse:
«Giovani miei pretendenti, poiché spento è Ulisse divino,
abbiate pazienza, per quanto bramosi di nozze,
ch’io questo manto compia, né vada perduto il già fatto.
Sudario per Laerte dev’essere, il dí che l’eroe
della dogliosa morte soccomba a la sorte ferale:
ché delle donne Achee non debba taluna incolparmi,
che senza manto giaccia chi tanti conquiderne seppe».
     Tanto diceva; e restò convinto il nostro animo altero.
Ella cosi, di giorno a tessere imprese la tela,
e poi di notte, a lume di fiaccola, tutto sfaceva.
Restò tre anni occulto l’inganno, e gabbati gli Achivi;
ma, come il quarto giunse, tornando la bella stagione,
una delle sue donne c’informò, che tutto sapeva;
e la cogliemmo, mentre sfaceva la fulgida tela.