Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/94

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CANTO II 31


raccoglierò gli amici disposti al viaggio: di navi
molte ce n’é, vecchie e nuove, in Itaca cinta dal mare».
     Disse Atena cosí, figliuola di Giove; né a lungo
Telemaco indugiò, che conobbe la voce del Nume.
Verso la casa mosse, col cruccio pur sempre nel cuore:
ed ecco, ritrovò dentro casa i bravissimi Proci,
che rosolavan porcelli ne l’aula, scoiavano capre.
Subito Antinoo verso Telemaco mosse ridendo,
forte gli strinse la mano, gli volse cosí la parola:
«Come parli dall’alto, Telemaco ardito! Ma via,
non vagheggiare piú né detto né opera ostile.
Ma vieni qui, mangia e bevi fra noi come prima; e gli Achivi
t’appresteranno ciò che desideri, punto per punto,
e navi, e scelti remigatori, ché a Pilo divina
tu presto giunga, e chieda notizie del nobil tuo padre».
     E a lui queste parole Telemaco saggio rispose:
«Antinoo, mai non sarà che io fra voialtri arroganti
sieda in silenzio a banchetto, godendo col cuore tranquillo.
Paghi non siete di tanti miei beni che avete distrutti,
o pretendenti, sin qui, mentre ero tuttora fanciullo?
Ora però, che grande son fatto, che ascolto ed intendo
altri discorsi, che dentro nel seno mi cresce l’ardire,
procurerò d’aizzare su voi le mortifere Parche,
sia recandomi a Pilo, sia qui rimanendo, in paese.
Dunque andrò, compirò, come l’ho disegnato, il viaggio,
su nave altrui; ché né legno, né remigatori possiedo,
poi che vi parve forse che questo fosse pel meglio».
     Detto cosí, dalla mano d’Antinoo strappò la sua mano.
Quelli ad offenderlo presero, a dirgli pungenti parole;
e cosí andava dicendo taluno di quei tracotanti: