Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/191

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178 poesie

Ei lasciò quel nobil legno
Per conforto infra le pene
Alle vite egre e terrene.

Or, Sani in. tra le tue dila,

Ei sì ben risveglia il core,

Ch'a danzar sempre n’invita
Fatto in terra a tutte 1’ ore
Messaggier di dolce amore.

Tu rasciughi i caldi pianti,
Accompagni i prieghi ardenti,
Racconsoli negli amanti

Il cor vìnto da i tormenti
Fra gli accesi struggimenti.

Ma se già non lasci invano
J1 fervor de' voti miei,

Non stancar la nobil mano
Sopra i casi o dolci, o rei
De gl’incendj Dionci,

Grande in arine intorno a’campi
Della Mosa un tempo avversa,
Più fra i nembi, più fra i lampi
Di gran gente al fin dispersa
Soggiogando il mar d’Auversa.

IV

Fama, che d’auree piume
Tutta gucrnita il tergo
Di non fermare albergo
Hai per ferino costume;

Te non torbido fiume,

Te non mar procelloso
Co’ fier muggiti arresta;

Ma su giogo nevoso,

Ma tra folta foresta
Vai pronta, vai leggiera
Eterna messaggiera,

Con occhi vigilanti
Trasvoli notte e giorno;

E canti d’ ogni intorno
Con lingue di diamanti;

Canti de’ gran regnanti,

Canti del vulgo scuro:

Nè mortale accidente
Da’ tuoi canti è sccuro;

Pur via più vivamente
Disveli i varj ardori
Degli amorosi cori.

Che Medea tanto ardesse
A' raggi di Giasone,

E che sul vago Adone
Idalia si struggesse;
Ch’lppomene giungesse
La fuggitiva amata,
lu ci racconti; e conti
Scinde fulminata;

D' Ermafrodito i fonti;

L’Augcl Ganimcdco;

E ’l corso Aretuseo.

Divulghi a meraviglia
Piotate c feritale
E pregi di bollate
Begli occhi o belle ciglia:

Ma s’altri a mirar piglia
Per T amorosa istoria

Chiusa nel tuo bel canto,
Non sente far memoria
Dell'ammirabil vanto,

Che ’n amor più si prezza,
Cioè vera fermezza.

Nel petto al grande Alcide,

E di Teseo nel core
Fior di si fatto amore
Non mai per te si vide:

Via meno il fier Pclide
Fatto amator godea
Titolo tanto egregio;

Ma so per sorte, o Dea,
Esempio di tal pregio
Hai di veder desio,
Mostrarloti voglio io.

lo d' un volto sereno
Almo splendor mirai,

E da sì cari rai
Tutto avvampommi il seno :
Nè che venisse meno
Ivi l’accolto ardore,

Il valse a fare orgoglio;

Nè sdegno, ne rigore,

Nè forza di cordoglio,

Nè sforzo di martire,

Nè violenza d’ire.

Emmi sì caro il foco
Di 6Ì somma bellezza,

Ch’io sostengo ogni asprezza
Come soave gioco:

Ognora in ogni loco
Tanta beltà vagheggio;

Se sorge il Sol dall’onde,
Nell’ Alba io la riveggio;

E s’ci nel mar s’asconde,
Nel sen dell’aria oscura
Cintia la mi figura.

In frésca aura che mova,

In vago fior di piaggia,
lu pianta aspra selvaggia

Il mio pensici- la trova,

Ed invan si riprova
Novo arco, e novo dardo
Farmi piaga amorosa;

Che nebbioso ogni sguardo,
Ogni guancia rugosa,

Ogni chioma canuta
È per ine divenuta.

Vile ed ignobil merlo
Cui non si dà mercede
Per sempiterna fede,

Meco non fia per certo :
Veggano il fianco aperto
Gli occhi che mi ferirò
Fin che rimango in vita;

E l’ultimo sospiro
Dell’estrema partita
Col nome tuo s’invii,

O fin de' miei desii.