Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/357

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344 prose

Eruerint Danai; quaeque ipse miserrima vidi,
Et quorum pars magna fui.

Ecco qui posarlo dopo tre o mezzo. Dice altra volta:

Huc delecta virum sortiti corpora furtim
Includunt caeco lateri, penitusque cavernas
Ingentes, uterumque armato milite complent.

Qui il verseggiare ammirabile dopo tre versi riposasi. Altrove egli fermasi dopo quattro:

At Capis, et quorum melior sententia menti,
Aut pelago Danaum insidias suspectaque dona
Praecipitare jubent, subjectisque urere flammis;
Aut terebrare cavas uteri, aut tentare latebras.

Che dico io? Talora con cinque versi fa il suo corso:

Clamorem excipiunt socii, fremituque sequuntur
Horrisono; Teucrim mirantur interia corda
Non aequo dare se campo, non obivia ferre
Arma viros; sed castra favere; huc turbidus atque huc
Lustrat equo muros, aditumque per aria quaerit1.

E in somma egli non vuole intoppo al suo camminare, ma vassene signore di sè medesimo: e così dee volere un nobile narratore di cose grandi; ma con ottava rima non userete così compita libertà.

S. Io no ’l nego; nè credo, sottilmente pensando sopra ciò, possa da alcuno negarsi: tuttavia quando ripenso al verso volgare spogliato dell'ornamento della rima, non posso non discordare da me medesimo, nè mi pare soave nè meraviglioso.

V. Io ho della fin qui contro l’ottava rima, ma non contro la rima assolutamente.

S. Il vostro parlare ferisce al medesimo segno. Che rime date al poeta narratilo, non gli dando la terza, o l’ottava?

V. Io gli tolgo queste, come non acconcie a lui; ma qual debbaglisi dare, io no ’l so; non per tanto io mi rammento d'aver letto un libro d’un signore Genovese, nel quale, quantunque molto da lunge, veggio o panni vedere sfavillare un lume, onde potrebbe la cosa ricercata manifestarsi.

S. Se è, egli è lo Stato Rustico del signor Gio. Vincenzo Imperiale.

V. Cotesto; e, dopo volgendo io il pensiero ad alcune maniere di poesia oggidì molto in uso, io sono passato innanzi col discorso2; e chiamansi queste maniere Idillj.

S. Dunque ciascuno s’affatichi per la sua parte: certamente questa è materia da potersi molto bene esaminare, e non senza ragioni.

V. Io alcuna volta meco la rivolgeva nell’animo, quando lungo l'Eufrate moveva inverso la Perica3, o quando di Goa veleggiava sopra il Capo di Bonasperanza, e me ne ritornava in Europa, e con queste gentilezze condiva l’acerbezza dell’animo.

S. Se voi, così lontano da Parnaso e da Liceo, avete pensato fin qui; bene può essere, che alcuno più presso a que’ luoghi, i quali spirano nobili concetti nell'animo, vada più oltre.

V. Così sia, ed è da desiderarsi, che la poesia si renda per ogni parte perfetta in su l’Arno, come in su l'Illisso, e sul Tevere.

S. Il sole tramonta; o voi rimanete meco, o voi mettetevi in via.

V. Voglio irmene, che io sono aspettato dal nostro signor Ottavio Rinuccini.

S. Sia con Dio: salutatelo per mia parte, e v’invidio la soavità di sì gentile compagno; ma delle cose ragionate fra noi non fate molto che sono piene d’incertezza, ed a tutti non piaceranno: e già gli uomini di questa età si soddisfanno delle grandezze presenti.

V. Noi fanno a torto; tanto sono elle sublimi. Che? vogliamo esser tutti Colombi, e porre il piede in mondi novelli? nè dalle mani degli uomini non escono cose perfette.




L'ORZALESI

ovvero

DELLA TESSITURA DELLE CANZONI




Jacopo Cicognini, e Giuseppe Orzalesi


C. Già è gran tempo, ch’io d'alcuni miei pensieri non posso a mio talento farmi ben chiaro per me medesimo; nè ho, cercando con la mente, saputo amico ritrovare, il quale più di voi fosse acconcio a prestarmi soccorso; ma temendo d'annoiarvi con le mie richieste, non mi è l'animo bastato per affrontarvi infino a qui. Ora, che per mia buona ventura io v'incontro in luogo non meno solitario che giocondo, mi consiglio di farvi preghiera, acciò mi vogliate alquanto medicare della mia ignoranza.

Or. Se io buon medico fossi per si fatto male guadagnerei di molto tesoro con gli uomini infermi; e via più gli uomini infermi ne guadagnerebbero con esso me; ma nè voi siete ignorante, nè io sono maestro per addottrinarvi: ben sono amico da sentire ogni vostra preghiera, e secondo le mie forze desideroso

  1. Aeneid. lib 9.
  2. Qui discorso ha significato di corso o corsa. Il nostro Autore usa altrove discorrere per correre coi derivativi.
  3. Perica forse Persia. Sono celebri i viaggi delle Vecchielli fatti per ordine di Papa Clemente VIII; e di quello intrapreso per la Persia e per l'Egitto ci è rimasta la Relazione. Era nato in Cosenza nel 1552; cessò di vivere nel 1609.