Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/128

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110 avvertimento.

Furono e sono tuttavia controverse le opinioni dei letterali circa il merito di questa critica esercitazione di Galileo, ma tutte concordavano sinora nell’ammetterne l’autenticità, quando al chiarissimo professore D. Luigi Maria Rezzi bibliotecario Corsiniano e accademico Linceo, parve, nel 1852, polervisi promuovere intorno qualche dubbio1: e le ragioni del suo dubitare sono queste:

1.° Che il manoscritto scoperto dal Serassi non è autografo di Galileo, e non porta in fronte nome di alcuno nè del Galilei nè d’altro scrittore qual sia, e non dà indizio di sorta donde si possa apprendere se sia tolto da altro libro o fattura originale2.

2.° Che mentre Galileo dice3 che i motivi onde giudicava doversi anteporre l’Ariosto al Tasso, gli aveva egli soggiunto ai riscontri de’ concetti comuni trattali dall’uno e dall’altro, si vede all’opposto nel manoscritto che questi son messi avanti a quelli.

3.° Che non pare gran fatto credibile che un dotto fiorentino, e molto più uno scrittore sì elegante e conoscentissimo della pura favella usata dagli antichi nostri maestri, qual era Galileo, rinfacciasse al nostro grand’epico l’uso di quelle voci, che il Pasqualoni va qua e là mostrando adoperate da Dante o dal Petrarca o dal Boccaccio.

La riverenza e l’amore che professiamo al grande ed infelice epico nostro ci avevano da prima disposto l’animo ad accogliere le dubitazioni suscitate, forse più che da altro, da

  1. Notizia sulle Considerazioni al Tasso attribuite a Galileo Galilei, data insieme alla ristampa della Lettera a D. Baldassarre de’ Principi Boncompagni sulla invenzione del Microscopio: Roma, Tipografia delle Belle Arti, 1852 in-4to.
  2. Il Serassi aveva bensì detto d’averlo scoperto in una pubblica libreria di Roma, ma non indicato in quale: solo aveva avvertite tante particolarità di quel codice, che il prelodato Prof. Rezzi, già prefetto della Barberiniana, venne a capo di riconoscerlo fra i manoscritti della medesima, ma con tutte le eccezioni sopraindicate.
  3. Nella nota lettera al Rinuccini.