Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/232

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232 Argonauta


Urli indarno; in qual sia loco
     S’apre un regno al pensier mio;
     Serve a me la terra e il foco,
     16L’aria e l’acqua, il tempo e Dio.

Ecco, pullula d’aspetti
     Mostruosi il mare: io tendo
     L’arco, e sfolgoro d’eletti
     20Dardi il core al vulgo orrendo.

Fra cozzanti isole al polo
     Salta il mare infellonito;
     Ma quiete a un tocco solo
     24Del mio pollice erudito

Stan le intente isole; chiara
     L’onda ammuta e il dorso porge,
     Mentre all’aria, che si schiara,
     28L’inno mio placido sorge.

Che vuoi tu, splendida immago
     Che fra cielo e mar sorridi?
     De’ tuoi baci io non son vago,
     32Chè ben so che baci e uccidi.