Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/302

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302 Jo

Stolta forse son io? Stolta? Non mente
     Dunque la turba accorta,
     Che l’amorosa tua promessa e il fremito
     Dell’esser mio, furente
     70Delirio estima, e compatendo insulta?
     Pur io sentii la voce tua; rapita
     Fuor dell’inconscia vita
     Te mirai sì, che ancor l’anima esulta;
     Pur dentro alle mie viscere
     75Non la certezza è morta,
     Che mai, com’or, nel vero
     Non fui, che mai nell’essere
     Non s’incarnò sì vivo il mio pensiero.
Sì, tu verrai, tu sarai mio; nè invano
     80Dalla tesprozia querce
     Parlasti a me. Non avrei certo incolume
     Valicato l’insano
     Grembo di Rea; non le Forcidi orrende
     Schivato avrei nè le Gorgòni e i muti
     85Grifi e quei che seduti
     Stan sul fiume che a Pluto aureo discende.
     Nè i sotterranei Càlibi,
     Che la funesta merce
     Tempran con arte fiera,
     90Se sul mio capo vigile
     La tua custodia e l’amor tuo non era.