Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/115

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LIBRO PRIMO 95

terreno declinava alquanto , ed egli colla cavalleria si portò ad occupare il centro.

VIII. Azarete, veduta l’ordinanza romana confortò li suoi dicendo: « Nessuno può dubitare che voi, sendo Persiani, anteponiate l’onore alla vita; aggiugnerò eziandio, volendo il contrario Io tentereste indarno. Chi ha cuore di fuggire il pericolo per menar vita infame, é capace non meno, propendendovi la volontà, di preferire cosa più gradita ad altra più onesta. Ma l’uomo ridotto all’inevitabile estremità di morire o nel fervor della pugna con gloria, o dopo la sconfitta con ignominia, sarebbe al certo dissennato se a questo anzi che a quello piegasse. Stando cosi la bisogna mi lusingo vedere nell’imminente conflitto voi tutti meno solleciti del romano valore, che del regale giudizio cui darà poscia argomento la vostra condotta ». Dopo la breve concione il duce mise in campo le truppe ordinando alla sua destra i Persiani, ed i Saraceni alla sinistra.

IX. In un medesimo punto i due eserciti vennero alle mani, e si guerreggiò ostinatamente da ambe le parti, né mancarono pur ora valorosi atleti che, inoltrando nel vano di mezzo alle truppe, mostrassero di sé opere stupende. Le frecce riuscirono assai micidiali ai barbari, meno ai Romani, avvegnaché quelli non la cedano a chicchessia nel tirar d’arco, ed in tale conflitto avventassero copia maggiore di saettame : eranne però i colpi in guisa deboli che al percuotere gli elmi, le corazze o gli scudi avevano già perduto ogni vigore. Meno frequenti per lo contrario succedevansi gli strali