Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/117

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LIBRO PRIMO 97

fanteria, che retto da Pietro opponeva ancora ostinata difesa; giuntovi smontò a piede e dette comando alla sua scorta di fare altrettanto. I Persiani allora più non curandosi de’fuggitivi abbandonaronli per opprimere con tutte le truppe loro Belisario, il quale subito voltò gli omeri al fiume, unico mezzo in poter suo che guarentivalo dall’essere circondato. Qui pure si guerreggiò pertinacissimamente, ma con assai dispari armi, dovendo un pugno di fanti reggere all’impeto di tutti i cavalieri persiani, ed impertanto non valsero questi a romperne la ordinanza o a metterli in fuga, perocché avevano gl’imperiali rinserrato al tutto lor file, e tenendo congiunti gli scudi recavan danno maggiore di quello ne riportassero. Il nemico di galoppo mossevi più fiate contro per isbaragliarli, ma sempre indarno, impennandosi i cavalli inferociti dallo strepito delle armi, e rendendo coll’ostinazion loro i cavalieri impotenti di combattere. Terminato il giorno in questo agone venne la notte a separare i due eserciti, de’quali il persiano raggiunse le proprie tende, e Belisario col mezzo d’un vascello, trovato a sorte presso la riva del fiume, passò nell’isola, dov’erano campate le altre romane truppe dopo la sconfitta. Entro il dì venturo poi esse arrivarono, nella città di Callinico sopra navilio mercantile inviato colà espressamente. Azarete fatto spogliare i morti, tra’ quali osservò il numero de’suoi non inferiore a quello de’ Romani, ricondusse in Persia l’esercito, ed arrivatovi, quantunque si presentasse alla reggia vittorioso, fu colpito dallo sdegno di Cavado, e vo a riferirne il motivo.