Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/145

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LIBRO PRIMO 125

popolo mentr’era tra sè diviso nelle antedette fazioni, e tutto occupato in quella civil guerra non badò ai mali che da questi due magistrati provenivano alla repubblica, venuto però a congiurare insieme prese a colmarli di vituperj ed a rintracciarli per vederne la fine. Al che Giustiniano bramoso di mostrare la popolarità sua levolli di carica, surrogando alla prefettura del pretorio il patrizio Foca, personaggio di rara prudenza ed osservantissimo della giustizia ed alla questura Basilide1, patrizio anch’egli, d’illustre legnaggio, e di probità somma.

V. Animatasi non pertanto la sommossa anziché venir meno, Giustiniano sul declinare del quinto giorno prescrisse ad Ipazio ed a Pompeo, nipoti dell’imperatore Anastasio per mezzo di sorella, che si partissero dalla corte, sospettandoli forse macchinatori di qualche trama contro la sua vita, se pure di tal ordine non debbasi accagionare il destino. Ma entrambi, per tema di essere inalzati al trono dall’ammutinata plebe, risposero all’imperatore dicendo mancar loro il coraggio di abbandonarlo in sì triste momento; egli però scorgendo in queste parole una conferma de’ timori concepiti sul conto loro, feceli tosto ubbidire. Il perché usciti di là e’ripararono nelle proprie dimore e passaronvi tranquillamente la notte; divulgatosi quindi col nuovo giorno il grido ch’erano stati messi fuor del-

    no, mentre sedevagli accanto, che temea fortemente di vederselo rapire in cielo per la singolare pietà sua. (St. Segr., cap. 17.)

  1. (1) Basso nella Storia Segreta, il quale fu parimente due volte prefetto del pretorio.