Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/150

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130 GUERRE PERSIANE

nesse ogni speranza venendo tradito dalle guardie stesse. L’imperatore nondimeno il consigliò a tentare la uscita dalla porta di Bronzo, ed egli subitamente accorsovi la passò, e traversando, non saprei ridire se con maggiori fatiche o pericoli, cadaveri e rovine d’un vecchio fabbricato mezzo consunto dalle fiamme, giunge da ultimo al circo, e si dispone a sorprendere Ipazio dalla porta Veneta situata alla diritta del trono. Fattosi però a considerare le angustie del luogo e la custodia affidatane a truppe della fazione contraria, temeva assai nel valicarlo della propria vita e di lasciar Giustiniano in balìa degli infuriati sediziosi. Con tutto ciò scorgendo il popolo affollassimo e disordinato nell’arena, impone alla turba de’ suoi di sguainare le spade, e muove ad affrontarlo impetuosamente. Riuscì il colpo, e quella moltitudine al mirare soldati valorosissimi e pieni di bellica gloria aggirarsi tra loro col nudo acciaro e ferire, diedesi con forti grida e nel maggiore scompiglio alla fuga. Pervenne intrattanto lì dappresso Mundo (coraggioso ed attivo capitano), e mentre stava macchinando un qualche imprendimento conobbe dall’orribile schiamazzo che gl’imperiali combattevano di già nell’ippodromo; il perché, giudicando riuscir loro opportuno il suo aiuto, entratovi dalla porta Libitina, piombò anch’egli sopra i cospiratori, esposti così a un doppio macello.

IX. Voltosi il popolo dopo molta strage, soverchiando le vittime di quel giorno il numero di trenta mila1,

  1. (1) Leggo in altre edizioni tre mila.