Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/152

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132 GUERRE PERSIANE
CAPO XXV.
Giovanni e Triboniano ristabiliti nelle loro magistrature. — Calunnie del primo contro l’imperatrice. — Vendetta di costei coll’opera di Antonina. — Giovanni riceve mal suo grado l’ordine sacerdotale. — Accusato ingiustamente della morte del vescovo Eusebio soggiace a tristissima condizione.

I. Breve fu l’intervallo che Giovanni il cappadoce e Triboniano rimasero privi delle onoranze loro, essendone poco stante reintegrati, e l’ultimo vissuto molti anni libero da ogni molestia fu spento in fine da cause naturali: modello d’un cuor mite e benigno offuscava colla dolcezza de’ suoi modi, e più ancora collo splendore di sue dottrine l’amor sommo disgraziatamente portato al danaro1. Giovanni al contrario in odio a tutti per la incessante avidità di arricchire, accoppiata ad un’indole fiera e malvagia, si mantenne solo due lustri nella ricuperata magistratura, compiuti i quali portò le pene che attendevano le tante sue ribalderie.

II. Avvegnaché egli sapesse di avere colle sue calunnie grandemente irritato contro di sé l’imperatrice Teodora, pure nulla sollecito di placarne il mal animo con segni di rispetto e di umiliazione, e non curandone punto l’alto grado e l’amore portatole dal consorte, proseguiva ad offenderla con malvagi discorsi al costui

  1. (1) Questo elogio ben poco si accorda coi titoli d’uomo iniquo e d’insigne furfante datigli nel cap. 21 delle St. Segr.