Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/153

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LIBRO PRIMO 133

orecchio. L’augusta pertanto, consapevole di tutto, bramò liberarsi dal tristissimo nemico, e sol titubava nella scelta de’ mezzi, giunto essendo il maligno a cattivarsi in forte guisa il cuore imperiale. È ben vero però ch’egli al penetrare la risoluzione di Teodora intimorì a segno di non potersi più coricare sopra il suo letto senza l’orribile apprensione che nelle ore notturne venisse qualche barbaro a trucidarlo. Il perché levavasi tratto tratto ad esaminare le aperture della camera, ed era attorniato da un numero di guardie incomparabilmente maggiore di quello si convenesse a prefetto del pretorio, né tampoco sembravagli essere giammai abbastanza sicuro; allo spuntare impertanto de’mattutini albori dileguavansi queste sue paure, e riprendeva a malmenare i cittadini e lo stato. Aveva di continuo eziandio al suo fianco impostori e stregoni per conoscere i segreti della magia, da loro attendendo giusta le promesse fattegli il supremo potere. Assiduo inoltre nella carriera de’ suoi delitti e con l’animo avverso ad ogni sentimento di pietà andava bensì talora alla chiesa e vi passava la notte, ma tutt’altro che gli esercizj de’fedeli erano i suoi, intrattenendovisi a recitare, coperto d’una gran veste propria d’alcuni antichi settari nomati grecanici, magiche preghiere, nella speranza di conservarsi per esse l’imperiale benevolenza, e di riuscire invulnerabile al ferro dei nemici.

III. Belisario in questo mezzo, fatte onorate imprese nell’Italia, era tornato con la consorte Antonina1

  1. (1) Questa grande confidente di Teodora augusta ebbe i na-