Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/154

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134 GUERRE PERSIANE

in Bizanzio, richiamatovi per condurre l’esercito alla guerra persiana; ed avvegnaché tutti meritamente il guardassero con istima e rispetto, Giovanni odiavalo per la buona riputazione appunto da lui goduta, e tramavagli continue insidie. Il capitano adunque, sul quale fondavasi ogni romana speranza, marciò in Persia, lasciando nella capitale Antonina, donna fornita di sagacissimo spirito ed assai adatto a trovare spedienti negli ardui intrighi, che bramosa di possedere l’animo di Teodora escogitò e mise in opera le costei vendette contro il Cappadoce. Al qual uopo finse lungamente amor sommo verso di Eufemia, onestissima figliuola di lui, assai tenera d’anni e quindi facile a cader nelle frodi, e idolatrata, perché unica, dal genitore; ed a procacciarsi fede maggiore comunicavale qualche suo particolare segreto. Un dì, tra gli altri, colta la opportunità di rimaner sola con lei nella camera faceva sembiante di querelarsi della sua gran disdetta in vedendo Belisario da Giustiniano malissimo compensato di tutti i servigi renduti all’imperio coll’averne siffattamente dilatati i confini, coll’aver condotti prigionieri a Bizanzio due re1, e coll’avere inoltre arricchito l’imperiale tesoro versandovi prodigiosa quantità d’oro e di

    tali da un cocchiere del circo, fu patrizia di dignità, dama principale in corte e preposta al vestimento ed all’ornato dell’imperatrice. Ebbe due mariti, e col primo di essi generò Fozio e molti altri figli, con Belisario poi la sola Giovannina; sopravvisse al consorte, che solea accompagnare nelle militari spedizioni, e decrepita uscì di vita sotto l’imperio di Giustino II.

  1. (1) Vitige re dei Goti, e Gelimero re dei Vandali.