Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/155

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LIBRO PRIMO 135

argento; né sarebbesi più taciuta se Eufemia, contentissima di tali sfoghi per l’odio che Teodora portava al genitor suo, non interrompevala dicendo: «E chi é in colpa se non voi stessi, o carissima, delle ricordate sciagure, i quali comandando a tutte le forze dell’imperio, disdegnate valervene »? Rispondeva l’altra: «Nulla può l’esercito ove non abbia dalla sua gli ottimati di corte; basterebbe solo che tuo padre s’unisse a noi per condurre coll’aiuto di Dio a buon fine i nostri divisamenti». La donzella promise allora di cooperarvi con ogni suo mezzo, e nel punto medesimo andò a favellarne al genitore, il quale pieno di gioia alla proposta, opinando avverarsi le profezie dei maghi riguardanti il suo inalzamento al trono, commisele di procurargli un colloquio la dimane con Antonina. Questa spiato in simigliante guisa l’animo di Giovanni e ben cauta nel movere il minor sospetto della ordita trama, rispose: non andare scevra da pericolo sì pronta conferenza, potendo il menomo indizio sconvolgere tutti i piani loro. Esser ella del resto in procinto di aggiugnere il consorte, e della città uscendo passerebbe il primo giorno alla sua villa, detta Rufiniana, giacente ne’sobborghi, e qui, ricevutolo sotto pretesto di officiosa visita, ragionerebbero insieme, ed obbligherebbero entrambi la fede loro: piacque il trovato, e si determinò l’epoca dell’abboccamento. L’autrice in questo mentre comunicò tutte le sue mene a Teodora, riportandone encomj ed impulso alla piena loro esecuzione, e quindi al comparire dello stabilito giorno abbandona Bizanzio