Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/159

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LIBRO PRIMO 139

volge ora il terz’anno che vi giace imprigionato; a malgrado però di tanta miseria non dispera tuttavia di pervenire un giorno al supremo potere, avendo avuto sia l’arroganza di chiedere ad alcuni Alessandrini il danaro ch’e’ dovevano al pubblico tesoro. Ed ecco di qual modo Giovanni scontò la pena de’ mancamenti commessi nel decennio di sua magistratura: dopo di che riprendo l’interrotto argomento.


CAPO XXVI.
Sconfitta data ai Vandali da Belisario. — Eccessiva gelosia di Cosroe per tale avvenimento. — Tirannia stabilitasi in Dara, e dopo quattro giorni distrutta.

I. Belisario avuto il comando nuovamente delle orientali truppe, ritornò l’Africa, al suo comparirvi, sotto il dominio romano; argomento che riprenderò a trattare con maggior accuratezza nel progresso della mia istoria.

II. La nuova di sì felice riuscita increbbe assai a Cosroe ed a’ Persiani, e indusseli a pentimento della pace accordata all’imperio, dandogli con essa il mezzo di allargare i proprj confini. Nondimeno il re mandò ambasciadori a Giustiniano per congratularsi dei riportati vantaggi, e gli chiedeva, scherzando, parte del bottino, atteso che i Romani andavanne debitori a lui in grazia de’ fatti accordi. L’imperatore accomiatò l’ambasceria prestamente, valendosene per inviare al signor loro copiosissimi doni.