Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/170

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148 GUERRE PERSIANE

ciso da parecchi villici aventi alla testa due figli di Perozo, i quali, consumato il delitto, rifuggironsi tantosto in Persia.

II. L’imperatore avutane contezza diede le borgate e la prefettura dell'Armenia ad un nipote di lui, prole del fratello nomato Amazaspe, il quale in progresso di tempo fu accusato da Acacio, favorito di Giustiniano, siccome reo di tradigione a danno dei popoli commessigli, e di macchinamenti per ridurre Teodosiopoli1 con altre castella sotto i Persiani. E poté si la calunnia che il sovrano imposene allo stesso accusatore la morte, destinandolo insieme all’antedetta prefettura.

III. Il nuovo magistrato però fe palesi in poc'ora le pessime qualità dell’animo suo, non avendovi esempio di maggior fierezza verso i governati, e di cotanta inclinazione a rapire comunque il danaro, essendo egli stato il primo che aggravasseli d'un annuo tributo di quattro cento aurei2. Gli Armeni adunque, intollerantissimi di più comportarne la tirannia, venuti a sommossa trucidaronlo, e quindi ricovraronsi entro Farangion, dove a punirli Giustiniano mandò Sitta, il

  1. (1) Intorno a questa città aggiugneremo al riferito altrove (lib. i, c. 15, § 9) le parole di Strabone: «Dopo la detta parte montuosa (della Tauride) giace la città di Teodosia, che ha una fertile pianura, ed un porto capace di ben cento navi; e questo fu un tempo il confine tra il territorio de’ Bosforiani, e quello dei Taurii . . . Lo spazio fra Teodosia e Panticapea è di circa cinquecento stadii» (lib. vii, cap. 5; traduzione di Fr. Ambrosoli).
  2. (2) Somma corrispondente a quattrocentomila ducati.