Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/193

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LIBRO SECONDO 171
CAPO VII.
Cosroe debellata la città di Berea ne fa esecrando scempio. Megas tornato in Antiochia non può indurne gli abitatori ad attendere le sue promesse. — Va una seconda volta mediatore al persiano duce. — Costui finalmente cede, e condona la vita ai Berei ed al presidio entro la rocca.

I. Megas nel dì medesimo della ottenuta grazia ricalcò la via di Antiochia, e Cosroe ricevuto il danaro pattovitogli tenne quella di Berea, citta mezzana tra Gerapoli ed Antiochia, e distante un giorno di spedito cammino da entrambe. Il vescovo però menando seco pochissima comitiva percorreva cotidianamente doppia strada che non il duce coll’esercito, cosicché dopo la quarta giornata egli fu in Antiochia, e l'altro arrivava nei sobborghi di Berea, da dove tosto mandò Paolo ai cittadini per danaro, chiedendone a motivo delle malsicure loro mura due tanti di quello avuto dai Gerapolitani. Gli abitatori disperati della propria difesa acconsentironvi, ma poscia inviandogli soli due mila nummi d’argento si dichiararono impotenti a pagare il resto. Rinnovatasi nondineno dal Persiano la inchiesta, e vinti dal timore fuggirono colle truppe nella rocca fabbricata sopra un colle. Nel dì vegnente i messi, speditivi altra fiata per ricevere il danaro, tornati indietro riferirono a Cosroe di avere trovato le porte chiuse e priva affatto di guardia e popolo la città; questi allora ordinò che fossero scalate le mura, ed accintisi di botto all'opera i