Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/194

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172 GUERRE PERSIANE

primi a salirle discesi dall'opposta parte spalancarono le porte, e v’accolsero l'esercito: di poi l'adiratissimo duce, fatto incendiare poco meno che l'intiero novero delle case, procedette all’assalto della rocca, ed il costei presidio, venuto alle mani, coraggiosamente pugnando uccise molti nemici, ma tuttavia per la imprudenza degli assediati fu costretto a cedere la vittoria. Imperciocché i cittadini trasferitisi là entro avendo condotti seco, in vece di ripararvi soli, e cavalli, e muli, ed altro bestiame altutto disutile, vidersi in pochissim’ora disseccata l’unica sorgente d’acqua in poter loro, e cosi tutti esposti all'estremo de’ mali.

II. Arrivato intrattanto Megas ad Antiochia e narrativi gli accordi fatti col nemico, non potè vincere la fortissima ostinazione di que’ cittadini nel rifiutarsi all’adempimento di essi, e Giovanni figliuol di Rufino e Giuliano scriba delle cose segrete, o con voce latina segretario, imperiali ambasciadori venutivi di fresco, erano i primi a contradiarlo, protestando in ispecie l'ultimo che Giustiniano mai più accorderebbe danaro ai nemici dell’imperio, né riscatterebbe città di sua pertinenza. Egli adunqne, aringati indarno gli Antiocheni, ed accusato per giunta dal costoro vescovo Eufemio qual traditore della cosa pubblica al re, partissene, come fece non guari dopo Eufemio stesso, il quale temendo il furor persiano riparò tra’ Cilici, dove presto comparve anche Germano alla testa di pochissime truppe, avendo lasciato in Antiochia le rimanenti.

III. Megas restituitosi di fretta in Berea ed uditavi la diffalta dell’acqua, tornò piangendo al cospetto di