Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/220

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198 GUERRE PERSIANE


III. I Carreni1 anch’essi mandarono ambasceria a Cosroe offerendogli danaro per redimersi dal saccheggio, ma egli trovatone il maggior numero avvolto nelle superstizioni del paganesimo, ricusollo, accettando per lo contrario l’offerta della città di Costantina avvegnachè vantasse diritti sopra di lei, e prendo a scriverne la cagione.

IV. II genitore suo, conquistata Amida2, risolvè espugnare Edessa e Costantina; pervenuto adunque vicino alla prima ed accennando colla mano le mura interrogò i maghi se giugnerebbe a superarle? «Mai più, quelli risposero, stata essendo l’azione della tua destra segno piuttosto di conservamento e salvezza, che non di rovina e desolazione.» Allora il duce prestando fede ai loro detti marciò verso Costantina, e fattolesi d’appresso rinvenne terreno opportuno a mettere il suo campo. Baradote intanto, vescovo di lei, pietosissimo, in molta estimazione per l’efficacia delle sue preghiere, e spirante nel volto ogni maniera di virtù, andògli innanzi con vino, fichi, miele e pane, supplicandolo premurosamente di non molestare coll’esercito una città abbandonata dai Romani, di nessun conto, priva di fortificazioni e di presidio, ed abitata da ben poche miserabili persone. Il re non pago di secondarne la dimanda

  1. (1) La costoro città Carra, o Charran secondo l’idioma orientale, è antichissima, e fin creduta da alcuni storici quella da dove parti Abramo per andare nella terra di Chanaan. Ella ricettò eziandio entro le sue mura Crasso fuggente con tutto l'esercito dopo la rotta avuta per opera di Surena, duce de' Parti.
  2. (2) V. lib. I, cap. 7, di queste Istorie.