Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/230

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208 GUERRE PERSIANE

polo, delle cose nostre, giudicando questo il più agevol mezzo di eseguire i rapimenti loro. Aggiugni poi scelleratezza di nuovo conio: dessi costringono i poveri e renitenti Lazj a comperare ogni loro superfluo ed a vendere sulla fede quanto la propria terra di buono e d’ottimo produce, apprezzandolo secondo il volere del più forte; ed in cotal guisa coi necessarj alimenti rapisconci tutto il danaro, manomettendo noi ed il nostro sotto l’onesto name di mercatura; obbediamo in fine, anzi che ad un governatore, ad un vile trafficante, il quale fa bottega di ciò che ne spetta. Bersagliati adunque da tanti giusti motivi di rivolta ne sembra avete ogni diritto per sottrarci dal giogo imperiale. Non andrà inoltre senza grande vantaggio delle tue genti l’alleanza di noi Lazj, impercciocchè unito per siffatto modo alla Persia un antichissimo regno, estenderai sommamente il tuo dominio; nulla più ostando allora che tu signoreggi il mar romano1, per dove, o re, se nei lidi nostri appronterai un navilio, questo di leggieri ti condurrà sino alla reggia bizantina, non avendovi impedimento di mezzo. Pensa da ultimo che ad un solo tuo cenno scorreranno i vicini barbari di anno in anno le imperiali frontiere, sendo la Lazica dai monti Caucasii fin qui, come già il saprai, una fortezza. Presa quindi la giustizia di scorta ed animato da’ tuoi stessi profitti accogli i voti nostri, e tanto più di buon grado in quanto che il rifiuto loro non apporterebbe

  1. (1) Intendesi il Ponto Eussino.