Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/236

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214 GUERRE PERSIANE

le scale nella speranza di entrarvi, con ogni agevolezza Cosroe, informato anch’egli di tutto, inviò al duce rinforzi, e l’ordine di adoperarsi con istraordinario coraggio per vincerla ; mandovvi eziandio un ariete a fine di abbattere alcuno, degli ingressi, ed in tanto da luogo elevato e’ stava mirando la impresa. Ma la guarnigione spalancate improvvisamente le porte avventossi contro gli assalitori e miseli in fuga1. Il Persiano allora fece appiccare per la gola Aniavedo in pena dell’ essersi lasciato sorprendere da un uomo sì ottuso ed inesperto com’era il duce romano : si pretende tuttavia da altri che il gastigo non colpisse Aniavedo, ma il sovrastante all’ariete. Circondate di poi col nuovo giorno quelle mura, gli assediatori principiarono a tirarvi dentro incessantemente, e gli assediati a difendersi con ogni lor mezzo, dapprima forte molestando il nemico senza riportarne danno, favoriti dalla opportunità di saettare dall’alto al basso ; ma quando fu trafitto il comandante loro da una freccia nella gola ed ucciso, e’ caddero nella massima costernazione , ed un fato avverso rendeva la perdita della città inevitabile: sul far della notte i barbari tornarono al campo, e colla dimane s’ accinsero a formare una mina del tenore seguente.

  1. (1) Marcello valendosi del medesimo stratagemma in Nola contro i Cartaginesi. riuscì ad ingannare l’accortissimo duce loro ed a liberare quelle mura dall’ assedio : o Fu questa la prima volta , scrisse Plutarco, in cui le truppe di Annibale vinte n restarono , e respinte fino al campo con grave loro perdita , n ascendendo questa a cinque mila uomini, mentre i Romani non ne perdettero che cinquecento. » ( V. di Annibale , trad. del Pompei ).