Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/260

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238 GUERRE PERSIANE
CAPO XXII.
Moria gravissima da Dio mandala all'uman genere; sua descrizione. — Strage da essa fatta in Bizanzio. — Giustiniano curantissimo del suo popolo dà a Teodoro la soprantendenza di tutti i provvedimenti necessarj in quelle angustie.

I. Iddio permise di questi tempi una moria grandissima cui l’uomo non seppe rimediare, avvegnachè molti presumendo mostrarne la origine da cagioni fisiologiche, vane tutte ed incomprensibili, studiassersi abbagliare le umane menti co' loro discorsi ora dove in prima si manifestò e di qual guisa apportava la morte, non perdonando a luogo, sesso ed età, è mio proposito di qui esporre. Ella ebbe cominciamento tra gli Egizj presso di Pelusio1, da dove, sempre con moto progressivo, corse tutta la terra non rispettando luogo alcuno comunque fuor di mano e solingo, mai però assaliva una seconda volta o la medesima contrada o l'individuo stesso. Al comparir suo furono veduti molti fantasmi tremendi sotto umane forme, e quanti riscon-

  1. (1) «Tra la Tannitica e Pelusiaca foce vedi laghi e vastissime paludi senza intervallo, e qua entro molte borgate. Lo stesso Pelusio è attorniato da laghi, nomati eziandio baratri, e da paludi. La città sporge in fuori nel mare più di venti stadii; di venti stadii parimente è la circonferenza delle sue mura, ed ebbe il nome dal loto, pelos (πελός) dai Greci è detto» (Str., lib. xvii). Ora è chiamata Belbais.