Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/279

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LIBRO SECONDO 257

gna, ed i Romani e quanti altri eranvi entro, con una sortita, li misero nuovamente in fuga.

III. Nè cessavano ancora i vincitori di molestare il nemico, quando presentatosi il turcimanno Paolo annunziò loro a nome del monarca l’arrivo dell’ambasciador Recinerio da Bizanzio; alla qual nuova si divisero le due fazioni. E di vero il legato antedetto già da parecchi giorni dimorava nel campo de’ barbari senza ch’e’ pensassero darne avviso agli Edesseni, volendo prima compire il battifolle, ed attendere l’esito d’un assalto col suo mezzo dato alle mura; perocchè sperimentando propizia la fortuna avrebbero rigettato ogni proposta di pace, e rimanendo perdenti, come accadde, potrebbero di buon grado accogliere i patti offerti dai Romani. Espose inoltre Paolo che una deputazione tosto procedesse al campo reale per istabilire gli accordi, ed ebbene ch’ella vi arriverebbe dopo tre giorni, sendo ora il duce Martino alquanto malsano.

IV. Cosroe, sembratagli insidiosa la risposta, volle tenersi pronto ad un attacco, al qual uopo ordinò che si accumulasse gran numero di mattoni sul cavaliere, e passati due giorni marciò egli stesso alle mura per combatterle, circondando in prima la città col disporre presso a ciascuna porta e duci e truppa. Fecevi similmente portare scale ed altre macchine, e pose da tergo i Saraceni con piccol numero di Persiani, destinandoli non già a soccorrere gli assalitori, ma solo a perseguitare i fuggenti superate che fossersi le mura. Con tale ordinanza l’esercito reale principiò di mattina l'assalto non senza vantaggio, essendo ben forte in confronto dei

Procopio, tom. I. 17