Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/280

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258 GUERRE PERSIANE

Romani, molti dei quali inoltre, non antiveduto l'attacco, erano per anche affatto all’oscuro de’ casi loro; ma coll’inasprir della pugna l'intiera città fu in perturbazione e tumulto, e uomini e donne e pargoletti, accorsi ove ferveva la pugna, opponevansi i primi ancor robusti vigorosamente al nemico, e gli altri tutti fornivan i combattenti di pietre e di quanto potesseli giovare, venendo sin versate dall'alto sopra gli assalitori caldaie d'olio bollente; i villani stessi nella lotta mostraron di se opere molte ed egregie. I barbari per lo contrario stanchi di pericolare gittavan le armi, e pregavano il re di non ostinarsi maggiormente in quell’assedio. Ma Cosroe pieno di sdegno, minacciando e bravando a tutti, li riconduceva alle mura, e fattevi accostare le torri, le scale e le macchine, con forte rumore tentò vincere la città. Resistono impertanto i Romani, e difendendosi in mucchio con ardore estremo fugano i loro competitori, ed allo stesso re, mentre volge precipitosamente le spalle, non mancano fischi e provocamenti ad un secondo attacco. Il solo Azarete resisteva tuttavia presso alla porta Soine in certo luogo nomato Tripurgo1, ove una mano di prodissimi Romani era uscita a contendergli quel terreno; oltre di che ebbe un violento assalto in parte del muro chiamata Prochisma, ove sembrava la fortuna arridesse alle truppe reali, quando il vincitore Peranio con forte soccorso di guerrieri e qualche Edesseni spronatovi il cavallo vi combattè sino al tramonto

  1. (1) Diremmo noi: le tre torri.