Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/292

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270 GUERRE PERSIANE

V. Dasisteo poi troppo giovane e per nulla idoneo a siffatta guerra, trascurando la necessaria diligenza in essa, mandò cento de’ suoi alle gole, preferendo evitare alla sua persona col rimanersi inoperoso all'assedio tanto pericolo, quantunque la città racchiudesse ben poca guernigione, composta da principio di soli mille cinquecento individui, i quali però di continuo e per lungo tempo assaliti dai Romani e dai Lazj, e sempre resistendo con un coraggio che non sapremmo riferirne altro maggiore, scemarono grandemente, ridotti in ultimo ad uno scarsissimo numero, e perciò disperando quasi di sè non arrischiavano più alcuna impresa. I Romani per lo contrario aocchiato un luogo angusto e scavatovi il muro giunsero a farlo precipitare, ma eranvi per mala ventura tanto dappresso le case che potè il nemico, rovinato quello, servirsene di riparo; gli assediatori tuttavia, in luogo di sgomentarsi, concepirono maggiore speranza che se altrove ripetessero la mina di leggieri addiverrebbero padroni della città, ed il tenevano si certo che il duce loro nel riferire il disgraziato primo evento a Giustiniano, erasi già permesso di scrivergli intorno allo scompartimento de’ premj dopo la vittoria, ed in tanto promulgavali senza riguardo, perchè tutti sapessero come, a sua interposizione, verrebbero guiderdonati i più valorosi; ma non di meno il presidio avvegnachè ristrettissimo di numero ed assalito da esercito poderoso difendevasi oltre ogni dire. Quelli adunque, vedendolo ostinatissimo nel resistere, diedersi a cavare nuove fosse e tanto affondaronle da eccedere le fondamenta stesse delle mura; la