Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/298

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276 GUERRE PERSIANE

re, in profonda quiete; rimasero perciò sopraffatti mentre che gli uni dormivano tranquillamente, gli altri erano tra la veglia ed il sonno, chi spoglio d’abiti e d’armi, e quasi dal primo all’ultimo in situazione da non potersi difendere; laonde gran nnmero ne fu passato a fil di spada, e il resto cadde prigioniero. Si pigliò quindi a saccheggiarne il campo, e bandiere, e danaro molto, e quantità d’armi, di somieri e di cavalli tutto fu bottino del vincjtore, che per luogo tratto nell'Iberia proseguì ad opprimere i fuggenti. Ebbevi poscia un nuovo scontro pur esso dannosissimo alle persiane truppe, le quali, di tal guisa vidersi costrette ad abbandonare affatto le terre de’Lazj. Dasisteo e Gubaze rinvenuto di più abbondantissimo approvvigionamento di farina e di altra vittuaglia, che i barbari dell’Iberia trasportavano a Pietra, fecero abbruciare ogni cosa, e posero forte guernigione di nazionali alla gola della montagna perchè non vi passassero più commestibili a sollievo di quella città; il rimanente poi dell’esercito retrocedette col suo bottino. Ciò avvenne l'anno quarto della tregua, ed il vigesimo terzo dell'imperio di Giustiniano1.

VIII. Nell’anno precedente, morta l’imperatrice Teodora, Giovanni il Cappadoce fu richiamato a Bizanzio, dove però non gli venne concesso di tornare agli antichi suoi uffizj, dovendo vivere lieto del sacerdozio a malincorpo ricevuto. Apparizioni continue nulla di meno promettevangli l'imperiale corona, essendo artifizio solito de’ genii infernali quello di lusingare gli spiriti de-

  1. (1) Anni dell’era volgare 549.