Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/323

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LIBRO PRIMO 299

traggi ripose la vendetta nelle armi; se non che avuta eziandio in esse contraria la sorte, riparò ad Ippone regio1, marittima e fortificatissima città della Numidia, dove seguendone le orme accorsero i barbari, comandati da Gizerico, ad assediarlo. Da Gizerico dissi, che Gontari era già morto, e forse per mano del fratello, quantunque asseriscano quelle genti averlo i Germani fatto prigioniero in una battaglia vinta su’ confini spagnuoli, ed impalato; di tal guisa ebbi il fatto dai Vandali stessi. Rimasto il condottiero lungo tempo coll’esercito avanti Ippone, e non potendolo espugnare o ridurre a patti, fu costretto per diffalta grandissima di vittuaglia a sciorre l'assedio. Arrivato poscia da Bizanzio e da Roma supplimento di truppe col duce Aspare, Bonifacio ed i Romani dell’Africa diedersi cuore e principiarono a resistere valorosamente; ma più di prima contrariati dalla fortuna dovettero tutti da sezzo che qua chi là, abbandonato il campo, fuggire: Aspare tornossene in Bizanzio d'onde proveniva, e Bonifacio direttosi a Roma potè di leggieri scusarsi a Placidia delle sofferte calunnie e riaverne il favore.

  1. (1) Due Ipponi sono rammentati da Strabone l'uno prossimo ad Utica, e l’altro a maggiore distanza, verso il Trito. (lib. xvii).