Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/324

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300 GUERRE VANDALICHE
CAPO IV.
Un’aquila svolazzante sulla testa di Marciano, tenuta presagio del suo imperio, liberata dalla schiavitù di Gizerico.— Il quale traendo buon conto della vittoria s’appacia con Valentiniano, e gli dà il proprio figliuolo in istatico. — Morte di Placidia e turpe furberia di Valentiniano. — Morte di Aezio. — Attila mette a sacco l'Europa, e conquista Aquileia. — Massimo fa uccidere Valentiniano, e sposane la consorte Eudossia, che informata del costui tradimento implora da Gizerico soccorso.

I. I Vandali tolta l’Africa ai Romani guardarono sotto buona custodia i prigionieri tra cui era Marciano quindi successore di Teodosio, e vo’a dirne la istoria: Mentre che in tal giorno questi disgraziati eransi fatti raccorre da Gizerico entro una vasta corte, bramoso di osservare dai volti loro se aveavene di stirpe regale per sottrarli da sì triste condizione, e là pel nudo terreno d'inedia e di fatica oppressi giaceansi assonnati, un’aquila d’improvviso volatavi s’arrestò, librandosi in sulle ali, qualche tempo sopra il capo di Marciano. Il barbaro tra sè notato il prodigio, nè tenendolo opera del caso, lo chiama e vuol sapere da lui chi mai e’ si fosse. E quegli: il partecipe, rispose, di tutti gli arcani di Aspare, o con voce romana, il familiare suo. Gizerico a queste parole ravvolgendo nella mente ed il maraviglioso operare dell'uccello e la possanza di quel duce in Bizanzio, giudicò fuor di proposito il dargli morte, nè verisimile che l'aquila così onorasse chi