Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/325

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO PRIMO 301

aveva ad un filo appesa la vita. Il perchè vedendo inutile ogni tentativo di nuocergli se destinato era all’imperio, non valendo possa umana contro ai voleri del Nume, si fa giurare da lui una costante amicizia e che terrebbesi ognora lontano dal guerreggiare i Vandali. Per simigliante guisa Marciano riebbe la propria libertà, e morto poco dopo Teodosio fu imperatore, da ottimo principe governando la repubblica, solo che trascurò le africane vicende, come narreremo a suo tempo.

II. Gizerico, superato Aspare e Bonifacio, prudentemente chiamandosi alla memoria la volubilità della fortune, la picciolezza sua rimpetto all’imperio, ed i gravi pericoli cui soggiacerebbe se Roma e Bizanzio mandassergli contro un nuovo esercito, meglio estimò, in virtù di tali considerazioni, il moderarsi che non non l'inorgoglire per la teste riportata vittoria; laonde chiese ed ebbe pace da Valentiniano, obbligandosi ad un annuo tributo e dandogli in istatico il proprio figlio Onorico, il quale però dopo breve assenza, crescendo sempre più tra loro la buona armonia, vennegli dall’imperatore spontaneamente restituito. In Roma frattanto muoiono Placidia e Valentiniano, non lasciando costui prole virile, ma due sole femmine avute da Eudossia figliuola di Teodosio, e qual ne fosse l'estremo fato esporrò qui brevemente.

III. Vivea a que' dì tra' senatori un Massimo, congiunto per parentado al tiranno di egual nome spento dal seniore Teodosio, e di sua sconfitta era celebrato