Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/374

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
348 GUERRE VANDALICHE

ci; gli ordina in fine di tenere, venendo indietro, la via di Caucone, a dugento stadj da Siracusa, ove erano per andare tutte le navi. E il messo a colorare lo scopo del suo viaggio dovea spacciarsi incaricato della compera, su quel de’ Goti, della vittuaglia occorrente alla flotta, essendovi a quest’uopo un reale accordo tra Giustiniano ed Amalassunta (madre e tutrice di Atalarico pervenuto nella sua fanciullezza, mortogli il zio Teodorico, al regno d’Italia), la quale temendo per la prole si procacciò e coltivava con ogni buono uffizio l’amicizia dell’imperatore, e legatasi con promessa di vendergli la cibaria per alimentare le truppe, tenne zelantissima il patto1.

II. Procopio adunque arrivato nella città fuor d’ogni speranza s’avvenne ad un suo concittadino ed amico da lunga pezza stabilitovisi per accudire al commercio di mare. Or questi da poi ch’ebbe soddisfatto di per sè alle interrogazioni del forestiero, volle parimente farlo abboccare col suo donzello tornato soli tre giorni prima da Cartagine, il quale confermògli non volersi paventare in conto alcuno dalle navi agguati de’ Vandali, essendo tutto il loro apparato guerresco rivolto contro Goda, e avendo lo stesso Gilimero, non so-

  1. (1) In premio di sua buona fede questa infelice regina fu di poi uccisa da Teodato ad instigazione di Pietro, espressamente mandato con tale ordine da Giustiniano in Italia a fine di compiacere a Teodora sua consorte, invidiosissima di lei per essere di nobile stirpe, di reale dignità, di acuto e svelto ingegno, e di singolare bellezza (St. Segr., cap. 18).