Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/375

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO PRIMO 349

spettoso di nemiche trame, lasciato Cartagine ed i luoghi marittimi per istabilirsi in Ermione, città distante quattro giorni di cammino dal lido, tanto era l’animo suo lontano dal paventare una flotta romana, od altro sinistro comunque. Procopio allora pigliato il servo per la mano ed intertenendolo sempre con nuove inchieste s’avviò al porto di Aretusa1, dove attendevalo la nave, e qui persuasolo di viaggiar seco, dà ordine di far vela a diritto verso Caucone. Il padrone intanto, osservata di su la spiaggia la faccenda, cominciò a richiamarsi dell’essergli condotto via il domestico, ma l’amico dal mare ad alta voce risposegli che lo avesse per iscusato, nè prendesse in sinistra parte l’azione, volendolo menare al duce e quindi coll’esercito in Africa; trascorso però breve tempo glielo rimanderebbe largamente compensato. Giunti entrambi a Caucone rinvennero l’esercito in grandissimo cordoglio per la morte di Doroteo, capitano degli Armeni2, che lasciò in tutti gran desiderio di sè. Belisario veduto il servo ed ascoltatine i discorsi molto, allegrossi, e lodando assai Procopio dell’operato impose ai trombetti d’intimare

  1. (1) « Ortigia (la città di Siracusa compongasi di tre parti, cioè Ortigia, Acradina e Tica) è congiunta al continente da un ponte; ed ha una fontana detta Aretusa, la quale diviene subito fiume e si getta nel mare. Ma si favoleggia che questo fiume sia l’Alfeo, il quale cominciando nel Peloponneso, e guidando la sua corrente sotterra a traverso del mare fino al luogo dov’è la fontana Aretusa, quivi sbocchi di nuovo e vada al mare » (Str., lib. vi, traduz. di F. A.)
  2. (2) V. cap. xi, § i, di questo libro.