Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/493

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LIBRO SECONDO 469

non sapeasi risolvere alla scelta avendovi ogni dove scogli e precipizj; avventuratamente però nella maggiore incertezza sua venne la fortuna a torlo d’impaccio. Uno di que’fanti, nomato Gezone ed aiutante d’un centurione1, forsechè per ischerzo, o daddovero, o per inspirazione divina tutto solo cominciò a montare le balze aventi di prospetto Tamar, e seguivanlo da lunge taluni de’ compagni mirandone l’ardir sommo. In quella tre Maurusii, scolte all'entrata del campo loro, aocchiatolo e giudicandolo un esploratore corrongli frettolosi incontro, ma costretti per le angustie del luogo a distaccarsi l'uno dall'altro, chi di essi primo capitogli sotto il tiro aggiuntovvi all'istante la vita : i colleghi del Romano allora veduto il colpo seguono a grido e a romore le peste degli altri due, e tutto l’esercito imperiale anch’egli, spettatore della schermaglia, senza attendere dal capitano l'indicazione del sentiero, o dalla tromba, secondo la costumanza, il principiar della zuffa, disordinatissimo inerpica lassù aiutandosi a vicenda, e mandando alte grida investì il nemico. Nè qui vo’tacere il valore di Leonzio e di Rufino, i quali segnalaronsi per guisa nella pugna, che indussero i Maurusii, caduti affatto d’animo e dimesso ogni altro pensiero, a voltare precipitosamente le spalle in piena rotta, rincontrando in gran numero per quelle gole e prigionia e morte. Iabda ferito anch’egli di dardo in una gamba, potè nondimeno sottrarsi dalla schiavitù e riparare presso de' Mauritani. I vincitori guastarono

  1. (1) Pagatore della sua compagnia (Cous.)