Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/57

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LIBRO PRIMO 37

ed acerbamente percosso. E di tai ladri sono pur troppo questi vili Romani abbandonatisi alla rapina, e ad ogni maniera di ribalderia contro i poveri abitatori delta campagna, sfogando sopr’essi quel livore che non osano mandar fuora cimentandosi con soldatesche pari loro. Ma ove lo brami eccoti il mezzo di porgere aiuto a noi, e di provvedere a te stesso ed alla tua gente : se tu col nuovo giorno uscirai ad insidiarli pe’ dintorni di queste mura, ammasserai copiosa preda, solendo i malvagi a piccole frotte di quattro o cinque individui bazzicare cola e dar molestia a chiuuque parasi loro innanzi ». Glone prestando fede alla narrazione interrogollo sul numero dei Persiani ch’e’giudicherebbe conveniente a punire l'ardimentosa genia; ed ei replicò cinquanta guerrieri sembrargli oltr’al bisogno, non comparendovi mai i nemici in numero maggiore di cinque alla volta; nullameno volendo procedere con più cautela, sarebbe prudente cosa addoppiarne il numero, e non avrebbesi al certo danno coll’arrivare ai dugento, perocché il di troppo in simiglianti faccende non fu mai dannoso. Il governatore, datagli lode, risolve prender seco dugento cavalieri, ed invita il contadino a servir loro di scorta; ma quegli rispondeva che avrebbero dell’opera sua miglior servigio quando il facessero precedere a scoprire terreno, e vedendo i Romani e’ tornerebbe di lancio coll’avviso perché si esca ad attaccarli. Consentitosi da Glone alla proposta, il fellone corre veloce al campo di Patrizio colla riferta delle ordite tra-