Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/58

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38 GUERRE PERSIANE

me, e questi messi in punto all’ora stabilita mille1 Romani e fidatone a due capi scelti tra le sue guardie il comando, intima loro di subito partire col villano, il quale non appena ebbeli posti in aguato entro di paludoso e boschereccio luogo vicin del borgo Tilasamo2, alla distanza di quaranta stadj da Amida, si volge incontanente ad avvertire Glone che giunta era la opportunità di sorprendere gli sbandati, e co’ dugento Persiani il menò seco. Ma trascorso il terreno dove erano le insidie con tale scaltrezza dileguossi da nulla quella comitiva che nè il comandante nè la truppa s’accorsero del fuggir suo; tornato da quinci ai Romani e chiamatili fuor dell’aguato mostrò loro il nemico. Glone mirandoli procedere contro di sè forte maravigliossi dell’inaspettato caso, e non sapea che sì fare nel grave pericolo, impossibile addivenendo il retrocedere con chi di già alle spalle guardava i passi, o l'avanzare non ferendo gli sguardi suoi che armi romane. Attelò adunque la poca oste per cimentarsi cogli assalitori, ma oppressi dal costoro numero ebbero tutti a lasciarvi miseramente la vita.

III. Il figlio di Glone, addoloratissimo per la perdita del genitore, arse pieno d’ira la chiesa di S. Simeone, dove quegli era morto : unico esempio di tal fatta, non avendo mai nè Cavado, nè Glone, né altri distrutto cosa alcuna col ferro o col fuoco, sia entro Amida sia fuori delle costei mura. E qui torneremo a bomba.

  1. (1) Due mila (Cousin).
  2. (2) O Tialasame, come si legge presso qualche autore.