Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/88

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68 GUERRE PERSIANE

veste pruova, o guerrieri, nell’ultimo cimento non starvi a fronte un invincibile od immortale nemico; tutti a voi concedono il primato del valore, a lui quello d’una più esatta disciplina. Ma potete di leggieri emendarvi, bastando all’uomo la sola ragione, per ispogliare i vizj derivanti dall’animo suo, quando riesce vana ogni cautela a guarentirlo dagli oltraggi della fortuna1. Obbedite dunque ai vostri condottieri, e rimarrete per certo vittoriosi; il nemico non confida che nel vostro disordine, levatelo da questa speranza ed i suoi futuri successi non soverchieranno quelli dell’ultima campale giornata. Cosa affatto dispregevole è il numero, col quale opina atterrirci; riduconsi i suoi fanti ad un ammasso di miserabili agricoltori assoldati per iscavare le fossa, per disvestire i morti, e per attendere ai servigi dell’esercito: mancano sino d’armi offensive, e non vedete su loro che grandi scudi a ripararli dai colpi. Il perchè non solamente vostro sarà il trionfo diportandovi da prodi, ma li metterete eziandio per sempre nell’impossibilità di ricalcare le nostre terre».

IV. Dopo queste parole i duci veduto il nemico in piena marcia disposero l’ordinanza siccome nel precedente conflitto; quello avvicinatosi, e giunto loro di contro, ristette. Il mirrane allora oppose la sola metà delle sue truppe ai Romani, per valersi del resto a

  1. (1)

    Ciò che prescritto è dal destin nè fuoco
    Nè parete di ferro a impedir vale.

    (Pindaro).