Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/89

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LIBRO PRIMO 69

combattere di mano in mano con fresca gente lo stanco avversario; ingiunse di più alla legione detta immortale di tenersi in quiete sinchè non ricevesse il comandamento di avanzare, ed egli per ultimo collocossi in mezzo alla fronte dando a Pitiazo la capitananza del corno destro, ed a Baresmane quella del sinistro. Schierati siffattamente gli eserciti, Faras accostatosi ai capitani Belisario ed Ermogene, disse loro: «Sino a tanto che io qui mi rimango cogli Eruli sembrami non poter riuscire i miei servigi di molta importanza, quando in vece se andassi ad occultarmi in quella scesa, e quindi, montato il colle, mentre ferve grandemente la mischia assalissi da tergo il nemico gli apporterei gravi molestie». Piacque a Belisario lo stratagemma, e quegli corse di subito a mandarlo ad effetto.

V. Avanti il meriggio non si scoccò balestro da alcuna delle parti, ma trascorso appena, l’esercito persiano s’accinse all’opera. E fu indugiato cotanto perocchè gl’imperiali soliti rifocillarsi del mattino credevano incontrare minor resistenza da gente affievolita dal digiuno, prendendo i Persiani cibo alla sera. Il primo ferir poi fu di strali ed in copia sì grande, che, quasi nube, oscuravano l’aere d’intorno, e molti da quinci e quindi aggiuntaronvi la vita; maggiore però era il trarre de’ barbari con quel loro alternativo combattere, e con quel surrogare all’insaputa del nemico nuovi corpi ai retrocedenti per istanchezza: non ne riportarono tuttavia molto profitto, imperciocchè spi-