Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/180

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170 GUERRE GOTTICHE

buoi essendo rifiniti dalle precedenti fatiche e mezzo morti : non aveavi tampoco sicurezza nel trascorrere colle carra per auguste vie, nè poteano più valersi delle barche fluviatili come per lo innanzi, imperciocchè il sentiero a mano stanca del fiume, insidiato dai gottici presidii come scrivea, era intercluso affatto agli imperiali. In quello poi a destra presso alla ripa non v’ha orma di piede umano. Dato di piglio adunque ai palischelmi delle navi maggiori e munitili all’intorno con alte tavole, a fine di guarentirne i condottieri dalle offese delle nemiche saette, pongonvi sopra, giusta la capacità di ciascheduno, arcadori, nocchieri, e quanta mai salmeria vi cape : quindi fermi nella risoluzione di navigare a Roma pel Tevere attendono propizio vento, ed allo spirare di esso mettono alla vela soccorsi da parte dell’esercito in cammino lungo la destra del fiume: gl’Isauri intanto rimasi in gran numero presso del porto vegliano la salvezza delle navi. Nè per verità coloro duravano fatica ad essere trasportati laddove il fiume percorrendo tetto consentiva l’alzarsi delle vele, ma nelle sue svolte, ove appunto la corrente acquista maggior impeto, inutile riuscendo il vento a spigner oltre, i nocchieri ben bene sudavano per vincere co’remi la veemenza dell’acqua. I barbari intanto seduti ne’ loro campi guardavansi dal ritardarli o pel timore del pericolo, o per ferma credenza ch’ e’ da questa via affaticherebbero indarno per condurre alla città vittuaglia comunque : soprattutto e’ non volevano essere accagionati di froda se temerariamente o sedotti da frivolo motivo distrutta avessero la speranza