Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/241

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LIBRO SECONDO 231

questi pe’ danni sofferti non pigliò in mala parte alcuno, ma conosciuti discordi tra loro il supremo duce e Narsete, richiamò di botto l’ultimo, destinando l’altro da solo al maneggio di quella guerra. Narsete adunque accompagnato da poca scorta ricalcò la via di Bizanzio, ed alla sua partenza gli Eruli non vollero più rimanere in Italia, avvegnachè fatte loro e dallo stesso Belisario e da Augusto grandi promesse di migliorarne la sorte ov’e’ proseguissero a dimorarvi. Tutti però, affardellato, si diressero in prima nella Liguria, e qui avvenutisi alle truppe d’Uraia venderon loro i prigionieri di guerra, ed il bestiame condotto seco; laonde ricchi di molto danaro giurarono che non armerebbonsi più contro de’ Gotti, nè prenderebbero a guerreggiarli in campo. A tali condizioni stabilita la pace misero piede in quel de’ Veneti, dove abboccatisi con Vitalio mostrarono pentimento del torto fatto a Giustiniano Augusto, e detestatolo risolverono di lasciar ivi uno dei loro capi, di nome Visando, colle sue genti, e di tornare gli altri tutti a Bizanzio capitanati da Atuel1 e Filemut, il quale al morir di Teriteo nella tenda avea ottenuto la capitananza di quelle genti.

II. Vitige ed i Gotti seco, resi avvertiti che sul far di primavera Belisario moverebbe contr’essi alla volta di Ravenna, dannosi colla massima trepidazione a deliberare sulle presenti lor cose. Avutovi in proposito forte dibattimento, conoscendosi da soli minori delle nemiche forze, risolverono domandare aiuti agli altri barbari,

  1. Altri Aliut.