Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/93

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luce delle altrui gesta illustri! Penne condotte a gaggio, vili e bugiarde si presero a giuoco l’altrui semplicità, e su fogli mentiti impressero ritratti mostruosamente feroci, disegni chimerici1, battaglie fantastiche, eroi favolosi, encomii meritati dagli uni, usurpati dagli altri; via compendiosa per certo, e di niuna fatica all’apoteosi2, se lo appropriarsi quello d’altrui, e il rivestirsi gli abbigliamenti della deità, senza più, a deificarsi bastasse; e se cotal fama non fosse momentanea3 e comica che ad un raggio di verità, ad un giro di scena, si dilegua e sparisce4: ma non avendo costoro onde consolarsi nel vero, come il magnanimo5 e il gran Carlo6, si lusingano nell’adulazione7, benchè delle

  1. «Spectatum admissi risum teneatis amici. Hor. M.
    L’Autore cita poscia un’ottava della cometa del Palemonio, stranissimo seicentista, bastino i tre primi versi:
    Così se di repente in ciel rosseggia
    Con infausto splendor nuova cometa
    Il minacciante crine ognun vagheggia,... ecc. M.
  2. Qui l’Autore cita un verso dell’epigramma scritto da Timone contro il filosofo Arcesilao, e riferito da Laerzio nella vita di lui. Eccone la traduzione letterale: Sic dicens, turbae circumstanti se immiscuit.
    Illi autem eum tamquam noctuam circum aviculae obstupebant,
    Stultum ostendentes, quoniam turbae places.
    Haud magnum negotium, miser quid inflaris, ut insipiens!
  3. Quae cito placent, diu placere non possunt. Vulgatum oraculum. M.
  4. Verum admonitus (Caligula) et principum et regum se excessisse fastigium, divinam ex eo majestatem asserere sibi coepit. Datoque negotio ut simulacra Numinum religione et arte praeclara, inter quae olympici Jovis, apportarentur e Graecia, quibus capite dempto suum imponeret..... et quidam eum latialem Jovem consultaverunt. Svet. ad Calig. cap. xxii. M.
  5. Magnanimi est..... majorem veritatis quam opinionis curam habere. Aristot. Ethicor. ad Nicom. llb. iv. M.
  6. Princepsqne optimus (Carolus) mereri honorem studet, adipisci fugit, tanto moderatior, quanto melior; unum conscientiae suae calculum ambiens. Bussieres lib. iv. M.
  7. Ne’ due manuscritti Faussone, e Napione leggesi operazione con nessun senso. Il dottissimo conte Napione propone di leggere finzione: