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Pagina:Opere scelte di Ugo Foscolo I.djvu/83

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nel Lazio tanti nomi o riti ed allori quant’erano le umane necessità. Le vedove sedenti sul sepolcro de’figli offerivano alla luna corone di papaveri e lagrime, placandola col nome di Ecate[1]: a lei, chiamandola Trivia, ululavano nelle orrende evocazioni le pallide incantatrici[2]: a lei, chiamandola Latmia, si volgeano le preci del pellegrino notturno e del romito esploratore degli astri[3]: a lei gli occhi verecondi e il desiderio della vergine innamorata[4]: a lei che rompea col suo raggio le nuvole, fu dato il nome di Artemide, e i primi nocchieri appendeano nel suo tempio dopo la burrasca il timone, cantandola Diana dea de’porti e delle isole mediterranee, cantandola Delia guidatrice delle vergini occanine[5]; a lei sull’ara di Dittinna votavano i cacciatori l’arco, la preda e la gioia delle danze[6]; e l’inno di Pindaro la salutò Fluviale[7]; la seguiano le

  1. Virgilio, Georg., lib. IV. vers. 502.
  2. Orazio, Epodi, Ode V, vers. 52, Od. XII, ver. 3.
  3. Ateneo, lib. XIII, ove narra «che ’l Sonno, ottimo fra gl’iddii, addormentasse Endimione, ma con le palpebre dischiuse», perch’egli nella tranquillità fissasse gli sguardi perpetuamente ne’ moti celesti.
  4. Teocrito, Idilio II, segnatamente verso la fine.
  5. Callimaco, Inno a Diana.
  6. Omero, Inno a Venere, vers. 19.
  7. Pitica XI, vers. 12.